martedì 22 luglio 2014

MH17, FALSE FLAG 2 - i soliti noti


Amici, la storia dell’aereo malese è troppo grossa e dalle possibili ricadute epocali perché io non torni a infastidirvi rompendo l’estivo silenzio stampa.

Ti fottono, continuano a fotterti, si divertono a fotterti, non perché sono svegli, ma perché sei tu che dormi. (Anonimo)

E’ assoluta pazzia aspettarsi giustizia da chi è privo di principi. (Proverbio)

Una stampa cinica, mercenaria, demagogica produrrà nel tempo un popolo altrettanto degradato. (Jospeh Pulitzer)


Il nuovo 11 settembre stampella di USraele
Alla luce della storia, della logica, del cui prodest e dei fatti, i quasi 300 morti dell’aereo malese MH17 abbattuto sul Donbass (Novorussia) e i crimini successivi che con questa operazione si vorranno giustificare, sul modello già più volte ripetuto dell’11 settembre (ma anche di Pearl Harbour, Golfo del Tonchino, Metrò di Londra, Maine a Cuba…), vanno inconfutabilmente registrati in capo alla banda di belve sanguinarie rintanate a Washington, Londra, Bruxelles, Kiev e Tel Aviv.

Il terrorismo delle provocazioni intese a suscitare sgomento, indignazione, rivalsa, perché compiute a spese di alti numeri di vite innocenti, è storicamente tutto dell’Occidente anglosassone-israeliano. Gli avversari, avversari e vittime dell’imperialismo, non hanno saputo, o piuttosto voluto, rispondere con la stessa moneta. Rovesciare questo assioma certo in un contrario falso, è il compito dettato dai terroristi di Stato alle prostitute del lupanare mediatico. Nulla lo evidenzia meglio del coro sinistro-destro che sostiene la rivendicazione,  avanzata da Israele e dai suoi scherani, del cosiddetto “diritto all’autodifesa” del macellaio dalle pecore. Questo nel momento in cui, uno Stato Mostro, popolato da una maggioranza di mostriciattoli con la bava alla bocca e gli occhi iniettati di sangue per la consapevolezza di essere ontologicamente ladri e assassini, intensifica 70 anni di genocidi scaricando fosforo bianco e missili all’uranio su un formicaio di 2 milioni di persone accatastate le une sulle altre.

Tra i tanti, emergono abbaglianti due motivi per l’abbattimento dell’aereo civile malese: distogliere l’attenzione di un’opinione pubblica sempre più atterrita dagli orrori perpetrati da Israele, ma anche sempre più sorpresa e ammirata dei costi che la resistenza palestinese sa infliggere ai suoi boia; esasperare al diapason la campagna di satanizzazione di Vladimir Putin, ora che la Russia, costruito con la Cina e altri grandi Stati asiatici un blocco economico-strategico demolitore del monopolarismo Usa, è diventata punto di riferimento anche per un insieme di non irrilevanti potenze economiche continentali, come i BRICS, in procinto di togliersi dalla bocca il morso dei cocchieri imperialisti, FMI, BM, WTO, alleanze militari e di “libero” scambio.

Il licantropo a capo della giunta di bestie feroci di Tel Aviv non esibisce al mondo – ancora non tutto soffocato dai fumi tossici dei media (come dimostrano le grandi manifestazioni ovunque, tranne che da noi), soltanto il tasso di ferocia necrofila suo e della sua gente paranoizzata, con gli stermini e le distruzioni di innocenti (combattenti e no) dall’alto e dal sicuro. Le decine di caduti tra le file dei suoi lanzichenecchi (50 al 22 luglio secondo fonti attendibili), nei combattimenti faccia a faccia sul terreno, dimostrano, come già ripetutamente a Gaza e nel Libano, la fine della forza deterrente dell’IDF (Israeli Defence Force) e la sua inettitudine di fronte a combattenti dalla parte della ragione e della giustizia. Un esercito che dai tempi della guerra del Kippur (1973), dove è stato salvato dall’intervento Usa, sa solo prendersela con ragazzini lanciatori di sassi e non riesce più a vincere una guerra, vede profilarsi all’orizzonte l’ombra della disfatta del nazistato e per le sue mire geostrategiche deve affidarsi al terrorismo delle spedizioni assassine del Mossad e delle bande mercenarie dii tagliagole jihadisti nei paesi vicini. Al che si aggiunge, a dispetto del menzognificio mediatico, la crescente revulsione mondiale e la sempre più debole pervasività dell’”Industria dell’Olocausto” (Norman Finkelstein), vale a dire dell’efferato sfruttamento delle vittime dei campi di concentramento.

La protervia, la sicumera, l’idea che basti ancora la mobilitazione delle presstitute “mainstream” per scaricare sulle spalle delle vittime le scelleratezze dei carnefici, continua, come già con le Torri Gemelle e seguenti tutti, a indurre mandanti e sicari a compiere errori grossolani. A partire da un Obama che rilancia il pigolìo dei suoi polli di Kiev affermando, un minuto dopo il diffondersi della notizia dell’assassinio dei 298 passeggeri del MH17, che sono stati i russi d’Ucraina, armati e guidati dai russi di Mosca, a perpetrare il crimine. Foga traditrice. Con la credibilità di questo zombie di Wall Street ormai ridotta al lumicino, anche tra crescenti strati della propria popolazione, scarnificata dalla cosiddetta crisi, un minimo di savoir faire di statista avrebbe imposto l’attesa di un principio di inchiesta “super partes”, un minimo di indizi commercializzabili.

Fretta di Obama, Kerry, Cameron, che puntavano a rinsaldare le fila dei corifei mediatici e blindare la vulgata dell’abominio russo, prima che dalla sponda opposta emergessero indizi e poi prove in senso contrario e infinitamente più solide del patetico nastrino in cui esponenti russi da entrambi i lati del confine avrebbero rivelato la responsabilità degli insorti nell’abbattimento dell’aereo. Documento disintegrato dal ridicolo e dall’infamia nella scoperta, al primo esame degli esperti, che era stato confezionato il 16 luglio, un giorno prima della catastrofe!

Basterebbe questo trucco da illusionisti delle tre carte. Ma l’intero abborracciato complotto, finalizzato all’avvicinamento alla resa dei conti con Putin prima che, come si sta rischiando, risulti troppo tardi, viene sepolto, ancora una volta, dalla perizia degli occhiuti sistemi di osservazione russi. Come successo quando i satelliti di Mosca dimostrarono che mai Gheddafi aveva “bombardato la propria gente”, la famosa “pistola fumante” di Obama, o quando i documenti russi provarono che a sparare veleni chimici sui bambini siriani erano stati i terroristi mercenari di USraele. E quella volta all’Occidente venne spuntata quella che avrebbe dovuto essere l’arma decisiva contro la libera Siria di Assad.

Svaporato il giochino del nastrino esibito dai nazifantocci di Kiev, in attesa di produrre qualcosa di meno imbecille, mandanti  e sicari dell’attentato si baloccano con depistaggi, come le piattaforme di missili aria-terra BUK-M1 “viste in mano ai separatisti di Donetsk”, o il furto delle scatole nere da parte di questi, o inefficienze e manomissioni operate sulle vittime e sui rottami del MH17, o gli ostacoli frapposti all’intervento degli osservatori dell’Osce. Tutta roba smentita. Anzi, membri olandesi dell’Osce hanno elogiato la correttezza e  l’efficienza dei membri dell’esercito patriottico nella gestione di corpi e materiali. Il che è tutto dire, se si tiene presente che l’Osce è organizzazione ligia ai suggerimenti occidentali, infestata da spie, come risultò in Kosovo con la finta strage di civili a Racak, altra “pistola fumante” per finirla con la libera Serbia (attribuita ai serbi, ma messinscena allestita dall’UCK con suoi miliziani caduti, mutilati da morti, sotto la regia della spia Cia William Walker dell’Osce).
 Racak
Ma su questo cincischiare su balle raccogliticce per ricarburare un motore fuso, piombano i fatti. Nell’immediato dopo-disastro, Kiev incolpa gli insorti. Su quali basi? E si sa, la gallina che canta per prima… Come mai foto e video satellitari mostrati dal ministro della difesa russo rivelano nessuna presenza di un sistema missilistico BUK (capace di colpire a 10mila metri) nelle zone controllate dai patrioti antifascisti e invece la sua presenza, il giorno prima dell’abbattimento, nell’area occupata dai governativi, a ridosso delle zone liberate e a distanza utile per colpire quel MH17?  Perché Kiev ha spostato in quel luogo la piattaforma missilistica quando è noto che le repubbliche popolari del Donbass non hanno velivoli? Come mai quella piattaforma è stata poi rimossa subito dopo l’abbattimento? Lo stesso Procuratore Generale di Kiev, Vitaly Yarema, s’è lasciato sfuggire alla “Pravda” ucraina che le Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk non dispongono dei sistemi missilistici BUK o S.300, né che le hanno potuto sottrarre alle basi governative Sistemi che, secondo il ministro degli interni, Gerashcenko, sarebbero serviti ad abbattere l’aereo.

Per quale motivo i controllori di volo ucraini hanno diretto l’aereo malese via dalla rotta sicura, lontano dalle zone di combattimento evitate da tutte le linee aeree, proprio verso i cieli sopra l’epicentro della guerra? Come mai un controllore di volo spagnolo è stato cacciato su due piedi dopo aver rivelato questo ordine e denunciato la presenza di due caccia ucraini a soli 3 km di distanza dall’aereo civile mentre era stato deviato dalla rotta normale e fino al momento della caduta (cosa che fa il drammatico paio con i caccia Nato di Ustica)? Circostanza confermata dai video registrati dalla direzione operativa dello Stato Maggiore russo. Cosa significa il fatto che questi caccia abbiano volato a poca distanza dal MH17 fino a istanti prima dell’esplosione? Si trattava di caccia SU-25 che raggiungono i 10mila metri di altitudine e sono equipaggiati di missili aria-aria R-60 che colpiscono il bersaglio fino a 12 km di distanza. L’interrogativo relativo allo spostamento in zona pericolosa dell’aereo delle Malaysian Airlines diventa più pressante alla luce dei 10 aeromobili militari abbattuti dai patrioti nel corso del conflitto (vedi il blog “Aviationist” di David Cenciotti). Ma abbattuti con razzi terra-aria della gittata di 3mila metri, gli unici in possesso degli insorti.

Perché le autorità hanno immediatamente confiscato e occultato i tracciati radar dell’aeroporto di Kiev? Come si spiega che le autorità di Kiev – e con esse Pentagono, Cia, Nato, tutti – non abbiano immediatamente chiesto la creazione di una commissione d’inchiesta internazionale (come chiesto da Mosca) e il suo intervento sul posto, con il compito di studiare i documenti di tutte le parti in causa e a controllare l’inventario di tutte le piattaforme missilistiche ucraine, dei loro movimenti e degli eventuali lanci. Qui annotiamo che non ha invece fondamento l’altra voce secondo cui si sarebbero sovrapposte le rotte dell’aereo malese con quelle del velivolo  presidenziale di Putin, fatto cha avrebbe fatto pensare a quel caccia Nato che colpì per sbaglio il DC10 di Ustica, mentre mirava a un aereo con a bordo Gheddafi. E’ da lungo tempo che Putin non sorvola l’Ucraina e tanto meno il Donbass.

Esplode da tutto questo un’ipotesi già risultata veritiera a Ustica: l’aereo civile è stato abbattuto dal caccia con un missile aria-aria, mentre a ridosso delle zone liberate è stato piazzato il sistema missilistico a terra per costruire la fola dei terroristi del Donbass. Al di là della responsabilità diretta dei mandanti (certa, come sempre, la zampa di Cia e Mossad), c’è da evidenziare con forza quella oggettiva di coloro che, da fuori, hanno innescato il disfacimento del paese, con conclusivo colpo di Stato, e, da dentro, hanno gettato il paese tra le zanne degli antropofagi euroatlantici e hanno necessitato l’insurrezione di chi s’è visto imporre un regime emulo di quello sconfitto nella Seconda Guerra Mondiale. E, in risposta all’insurrezione motivata dai principali diritti umani, metà Ucraina sta subendo lo stesso destino, per mano delle stesse SS, ma con insegne diverse, che in questi giorni viene inflitto a Gaza. E a proposito di servizi e forze speciali occidentali, dall’inizio attivi nel paese, come già visto in Siria, Venezuela, con gli stessi cecchini di Maydan, alla vista della totale mancanza di personale militare ucraino qualificato, tecnologicamente all’altezza, di un esercito mezzo squagliato, infestato da briganti nazisti, del tutto impreparato, chi può aver messo in piedi un’operazione di quella sofisticatezza militare?


Nel medio periodo, la colossale provocazione antirussa avrebbe dovuto fare da Racak, o da 11 settembre, o da armi di distruzioni di massa di Saddam, in vista dell’avvicinamento al momento del redde rationem con Putin. A questo servirà qualcosa di ancora più pesante e meglio attribuibile allo zar e al suo orso. Nell’immediato se ne attende, nel quadro dello tsunami planetario contro Putin, passato da omofobo e autoritario a terrorista stragista, una decisiva pressione su quegli europei che ancora esitano a imporre a Mosca sanzioni, per ora malinconicamente unilaterali Usa, che comprometterebbero le redditizie relazioni e economiche ed energetiche (il 40% del commercio UE) con il grande partner. Europei di cui, come effetto collaterale, USraele da sempre impone obbedienza, complicità, indebolimento geopolitico ed economico, subalternità. E, su tutto, si è ritenuto di porre, accanto al piatto della bilancia dove Netaniahu sguazza in un mare di sangue, anche dei suoi, sull’altro piatto il macigno del terrorismo stragista di Putin. Ma mentre il primo “si difende”, il secondo si vuole mangiare il mondo.

Non basteranno i riflessi pavloviani dei sedicenti giornalisti nella corsa a lucidare le scarpe a Obama e ai suoi padrini, per impedire ad alcuni miliardi di non decerebrati di constatare in Putin una diplomazia basata su buona volontà, ragionevolezza, verità e che Washington non è interessata a niente di questo, se non al dominio di Washington. E che l’Europa cosiddetta unita è da sempre una costola degli Usa (e lo sarebbe in misura  letale se passasse il TTIP). Non ci sono europei al potere che abbiano l’intenzione di separare il continente da Washington e dalle prebende e protezione che Washington elargisce alla sua euroservitù. I mugugni che alcune capitali europee sollevano, alla vista di quanto l’obbedienza a Washington gli costa in termini di buon affari, non si irrobustiranno in conflitto in mancanza di incazzature di massa, tipo quelle spontaneamente manifestatesi a Londra, Parigi, e in tanti altri paesi, ma per le quali non si vedono all’orizzonte le organizzazioni, i partiti che le coltivino. Pensate, da noi, a Tsipras e ai suoi giuramenti di fedeltà alla Nato.


Non ci resta che sperare in una più dinamica e robusta opposizione dei 5Stelle, fondata sulla percezione che coloro che stanno avviando il nostro paese al baratro della miseria e del totalitarismo, e in parlamento sono combattuti concretamente ormai dai soli pentastellati, stanno lì perché per quel compito li hanno nominati gli stessi capi terroristi impegnati in Ucraina, Siria, Iraq, America Latina, Afghanistan Africa. E a Gaza. Alle loro politiche di distruzione di massa si affiancano le armi di distrazione di massa. In testa a tutte, le provocazioni stragiste False Flag, praticate dai nazisti, che le hanno apprese dai regimi Usa e che questi regimi hanno rilanciato perfezionate, passando dalla sperimentazione del farmaco alla vaccinazione generale. Perché se 298 poveri civili sono stati fatti a pezzi affinché si distolga lo sguardo dall’olocausto di Gaza, 80 euro sono stati dati ad alcuni perché non si avvedano del coltello che gli stanno piantando nella schiena. 

giovedì 17 luglio 2014

LA POSTA IN GIOCO - It's all about Gaz(a)



 Mancano i nazisti di Kiev


“Dico con tutta la forza della mia anima che il nostro paese è realmente un paese che fa parte del quadro occidentale, appartiene all’Unione Europea, alla NATO e questo non si mette in discussione …” (Alexis Tsipras – intervista ad Antenna tv (emittente greca) maggio 2014).

“Il processo dell’inganno massmediatico deve essere cosciente per essere attuato con sufficiente precisione. Ma deve essere anche inconscio , perché sennò provocherebbe una sensazione di falsità e dunque di colpa. Raccontare deliberate bugie credendovi sul serio, dimenticare ogni fatto che sia diventato sconveniente e, poi, quando torni ad essere necessario, tirarlo fuori dall’oblio per il tempo necessario, smentire l’esistenza di una realtà oggettiva e, simultaneamente, tener conto della realtà che si nega, tutto questo è necessario e indispensabile”. (George Orwell, “1984”)

Al vincitore non si chiede mai di dire la verità”. (Adolf Hitler)

Questa e nient’altro è la radice dalla quale cresce un tiranno: quando appare inizialmente si presenta come protettore”. (Platone)

Amici, una tregua anche per noi. Per una mesata vado fuori Italia e ci ritroveremo dopo Ferragosto. Continuerò comunque a leggere con attenzione i vostri commenti. Non perdetevi tra gli ombrelloni e gli stambecchi e non perdetevi soprattutto d’animo. Occhio aguzzo su quanto commetterà di infame, come sempre nella disattenzione estiva, il Circo degli orrori con i suoi guitti, farabutti e veline. Ciao.

Ultimissime: gli squali della flotta di mostri marini hanno divorato 4 bambini che giocavano sulla spiaggia di Gaza. Ragazzi, è miracoloso: contemporaneamente un autogol da classifica compromessa per i nazisionisti e un assist clamoroso al popolo palestinese. I cannibali si sono dovuti fermare.


I cicisbei, i gigolò e le zoccole che popolano i media occidentali e tra i quali i nostri mantengono il primato Guinness, non vi hanno fatto sapere:

lunedì 7 luglio 2014

SERVO ENCOMIO, CODARDO OLTRAGGIO, tra Italia, Palestina e Ucraina


“Dico con tutta la forza della mia anima che il nostro paese è realmente un paese che fa parte del quadro occidentale, appartiene all’Unione Europea, alla NATO e questo non si mette in discussione …” (Alexis Tsipras – intervista ad Antenna tv (emittente greca) maggio 2014)

ULTIMISSIME DELLA NOTTE DEL 7/7/2014 dopo la chiusura di questo post.
Il leader di ISIL, Abu Bakr al Baghdadi, è stato colpito e ferito gravemente da un pilota siriano su un Sukhoi russo nella provincia orientale irachena di Anbar. Il califfo del neo-istituito Califfato Islamico di Siria e Iraq si troverebbe in stato di coma e dovrebbe essere trasportato in Turchia. Se la notizia è confermata, si tratterebbe del più breve califfato della storia. Fonte: l'agenzia siriana "Syrian Perspective". 
In ogni caso, viva la Siria e la sua aviazione.


Vi  consiglio di leggere, sul blog di Beppe Grillo, il discorso che il leader Cinque Stelle ha pronunciato all’apertura del Parlamento Europeo e poi confrontarlo con quello pronunciato dal berluschino clonato dalla Cupola in occasione dell’assunzione della presidenza del semestre a presidenza italiana. L’elencazione delle malefatte della cosca di Bruxelles mi pare eccellente e del tutto condivisibile, densa di contenuti di denuncia e proposte, salvo l’ormai cronica carenza nei Cinque Stelle – al netto di sporadici riferimenti corretti a situazioni specifiche (Ucraina, Medio Oriente, Iran…) - di  un programma generale di politica estera. Sta alla sfilza di bolle sparate dal bullo di sapone, con quella burina grandinata di citazioni e nomi per esibire una cultura che non c’è, come le Catilinarie di Cicerone stanno a uno sketch di Panariello. Un misto di fanfaronate da guappo di borgata e di battutine all’insegna del servo encomio ai serialkiller di classe che hanno raso al suolo l’Europa meridionale e fanno da ausiliari alle guerre imperiali, e del codardo oltraggio alla verità e all’onestà. Roba che solo la messa cantata dei media, TG3 berlingueriano (nomen omen) in testa, riesce a trasformare da naufragio in crociera di lusso.

domenica 29 giugno 2014

LA RAGNATELA


Tranquilli, è lungo, ma giuro che non mi ripresento prima di una settimana
“Ecco dunque un principio essenziale: insegnare i dettagli significa portare confusione. Stabilire la relazione tra le cose, significa portare la conoscenza” (Maria Montessori)
Le amazzoni del fattucchiere

Il caravanserraglio di giostrai da strapaese, con  per direttore un coniglio mannaro in ghingheri e lustrini che urla “venghino signori!” ed esibisce ai bifolchi a bocca aperta le buffonate dei suoi nani (dell’intelletto) e gli zompi imbranati delle sue ballerine – rispetto a quelli del guitto mannaro è cambiata solo la scenografia –, di peggio ha solo la banda di sicofanti che in musica ne sostiene le funambolerie per gonzi. Una marcetta assordante, in perfetta armonia cacofonica, dal piffero del foglietto sinistro alla grancassa del giornalone dei satrapi.Tuttavia, ai cafoni portati alla quinta elementare da maestri diplomati ad Arcore, subito accorsi in massa in piazza, pare musica celestiale, tanto da farsene travolgere tutti in trance estatica, come tanti dervisci. Tanto da non sentire neanche una parola del complesso di rappers che, dall’alto della collina, spara versi a raffica contro i trucchi, gli imbrogli, gli espedienti da quattro soldi, della sbrindellata compagnia di giro.

giovedì 19 giugno 2014

IRAQ, FALSE FLAG



“La nostra politica è quella di fomentare guerre, ma dirigendo conferenze di pace, in modo che nessuna delle parti in conflitto possa avere benefici. Le guerre devono essere dirette in modo tale che entrambi gli schieramenti sprofondino sempre più nel loro debito e, quindi, sempre più sotto il nostro potere”. (Amschel, Mayer Rothschild, 1773)
“Dico con tutta la forza della mia anima che il nostro paese è realmente un paese che fa parte del quadro occidentale, appartiene all’Unione Europea, alla NATO e questo non si mette in discussione”. (Alexis Tsipras)


(False Flag, bandiera falsa, era quella dei pirati che issavano i corsari di Sua Maestà per ingannare i galeoni spagnoli da depredare. Il capitalismo anglosassone-israelita nasce e s’impingua anche così. E continua)

Quella notte in Iraq
Chissà perché, cronisti e poi storici fissarono al 20 marzo 2003 l’inizio dell’invasione Usa-Nato dell’Iraq, illegale perché senza licenza ONU, dunque, anche per questo aspetto tra i mille, criminale. Ero solo sulla macchina di un autista, reperito ad Amman, che aveva già fatto, nelle precedenti 36 ore, due andate e ritorni sui 1000 chilometri tra la capitale giordana a Baghdad. Non so come riuscisse a tenere gli occhi aperti, nonostante l’ininterrotto chiacchiericcio con cui cercavo di tenerlo sveglio. Infatti, quando fummo sbalzati dai nostri sedili per l’urto contro un palo elettrico nel fosso, gli occhi li aveva tenuti chiusi. Era la notte tra il 17 e il 18 marzo, ero partito da Roma perché molti segnali indicavano che l’aggressione era imminente. Il criminale di guerra Blair aveva potenziato le balle di Bush jr. e del segretario di Stato, Colin Powell, che facevano di Saddam il detentore di armi di distruzione di massa, di armi chimiche e il compare di Osama bin Laden nell’attacco alle Torri Gemelle, aggiungendo che nel giro di pochi minuti Saddam avrebbe potuto portare devastazione e morte su Londra. Fu in quella notte del 17 marzo che l’aggressione iniziò con il lancio di due missili sull’autostrada Amman-Baghdad, proprio sul posto di ristoro che avremmo trovato demolito pochi minuti dopo.

domenica 8 giugno 2014

L'URLO DEL DONBAS, IL PIGOLIO DEGLI TSIPRAS


L’urlo


Appello del popolo della Repubblica Popolare di Donetsk e della Repubblica Popolare di Lugansk alla comunità mondiale
30/05/2014

Il sito del Partito Comunista della Federazione Russa ha diffuso il seguente testo dell'appello

Noi, il popolo della Repubblica Popolare di Donetsk e della Repubblica Popolare di Lugansk, in questo momento critico ci rivolgiamo alla comunità mondiale con la richiesta di aiuto immediato e di una risposta immediata a ciò che sta accadendo nella nostra terra, in relazione alla minaccia che incombe su di noi dell'annientamento da parte delle forze nazi-fasciste, che vengono usate dal regime dell'Ucraina.

Dichiariamo che il nostro unico desiderio è rappresentato dall'aspirazione a vivere in conformità con le nostre tradizioni e costumi storici, con la nostra cultura e le nostre abitudini, in pace e in rapporti di buon vicinato con tutte le nazioni, i popoli e gli stati che non mostrano ostilità nei nostri confronti.

Il nostro è un popolo lavoratore e creativo, ma è stato costretto a imbracciare le armi per proteggere la vita e il proprio futuro, poiché non gli è rimasta altra scelta. Noi non abbiamo mai mostrato aggressività nei confronti di alcuno stato o popolo, non abbiamo mai perseguito obiettivi di espansione e di annessione di altri territori. Noi resistiamo per la nostra terra e per le nostre famiglie, e resisteremo fino alla fine. Non è la prima volta che succede nella storia.

mercoledì 4 giugno 2014

O STELLE O BUIO - Tsipras, massoni e Bilderberg - Farage e migranti - Servo encomio, codardo oltraggio



Amici, è lunga. Ma leggetelo un po' per volta. Tanto per qualche giorno non mi rifaccio vivo.
Quando persone che si trovano onestamente in errore imparano la verità, o cessano di essere in errore, o cessando di essere onesti. (Anonimo)

Un tempo non era permesso a nessuno di pensare liberamente. Ora sarebbe permesso., ma nessuno ne è più capace. Ora la gente vuole pensare ciò che si suppone debba pensare. E questo lo considera libertà”. (Oswald Spengler, “Il tramonto dell’Occidente”)

Con tutto il gran casino che sta succedendo da varie parti è difficile, dopo una settimana di esternalità nella tranquilla e, per alcuni a ragione, per altri strumentalmente, vituperata Ungheria, scegliere l’argomento. C’è la Turchia del despota integralista fuori di testa, Erdogan, che continua a deflagrare, mettendo in subbuglio altro che la tenuta del caposaldo Nato, l’intero assetto del terrorismo jihadista.euroatlantico nella regione. C’è soprattutto l’Ucraina dove, a dispetto del genocidio dell’altro fronte terrorista, stavolta nazista-euroatlantico, il complotto imperialista rischia di frantumarsi contro la stupefacente resistenza dei patrioti russi e, di più, contro la strepitosa mossa russo-cinese della creazione del blocco geopolitico, economico, militare euroasiatico, insieme a Kazakistan, Bielorussia, Iran e Armenia, sostenuto dalla simpatia dei BRICS e dell’intero “terzo mondo”. C’è, in Tailandia, la presa del potere dell’esercito, nel nome della resistenza popolare di piazza all’arbitrio della corrotta cosca  predatrice dei Shinawatra, intima di Washington Naturalmente, il “manifesto” valuta il  la vicenda come Obama, “golpe militare” contro i difensori della democrazia. “Sono militari!”. Già, Come quelli che tentarono di rovesciare Hitler nel 1944.

martedì 20 maggio 2014

AFRICA: nuovi richiamini dell'11 settembre.



Un impero fondato dalla guerra deve mantenersi con la guerra” (Charles de Montesquieu)

Coloro che non si muovono, non si accorgono delle loro catene. (Rosa Luxemburg)

E’ compito di coloro che pensano di non stare dalla parte dei giustizieri” (Albert Camus)

E c’è pure la Pinotti con gli anfibi
Grandi manovre del neocon Obama e dell’imperialismo franco-anglosassone per riprendersi l’Africa sfuggita nel secolo scorso ai predatori colonialisti. Madame Pinotti in orgasmo, già eccitata dai preliminari con i nazisti di Ucraina, è pronta a fornire al prosseneta-capo i suoi gigolò in uniforme.

Dopo l’eliminazione dalla scena del faro della libertà africana, Gheddafi, viene spedito In avanscoperta in Mali e Centrafrica lo sguattero Hollande. Il Mali sarà il primo paese del Sahel da ricondurre al guinzaglio di Parigi. Viene utilizzato l’inquinamento islamista della lotta dei Tuareg per la libertà del loro paese (l’Azawad) come pretesto contro un popolo amico di Gheddafi, in lotta storica per l’indipendenza. Vi si dovrà costruire una piattaforma per la destabilizzazione dell’Algeria. Nella Repubblica Centrafricana, invece, lo sherpa apripista francese ricorre alla Legione  a protezione di stragisti cristiani, attivati per strappare agli anticolonialisti musulmani uranio e petrolio. Ora si va sul sul bersaglio grosso, Libia e Nigeria. Entrano in campo direttamente (nella prima per la seconda volta) le armate imperiali. E per riprendersi il continente è necessario iniettare del botulino tra le rughe dell’islamofobia euro-atlantica, il cui volto, liftato dall’11 settembre, è andato un po’ disfacendosi davanti all’evidenza che, alla faccia dei migliaia presuntamente ammazzati da Al Qaida nelle Torri Gemelle e nei trasporti pubblici di Parigi e Madrid, quei macellai sono stati, in Siria e in Libia, la soldataglia di ventura agli ordini dell’imperatore. Come se le SS di Hitler si fossero precipitate  a spianare la strada per Stalingrado all’Armata Rossa.

giovedì 15 maggio 2014

Il Nazicapitalismo alla Seconda Guerra Mondiale 2.0


La vera mappa della presenza russa

C’è un tempo in cui l’azione della macchina diventa così odiosa, ti rivolta nel profondo, che non puoi più farne parte. Non puoi prendere parte neanche passivamente, devi mettere il tuo corpo sui pedali e sulle ruote, sulle leve, sull’intero macchinario, e devi fermarlo. E devi dire a coloro che lo dirigono, alla gente che lo possiede che, finchè tu non sarai libero, alla macchina verrà impedito di lavorare”. (Mario Savio, rivoluzionario di Berkeley, 1964)
“Il mondo è un posto pericoloso, non tanto per coloro che fanno il male, ma per quelli che vedono e fanno nulla”. (Albert Einstein)
“Quando la verità è sostituita dal silenzio, il silenzio è una bugia”. ( Yevgeny Yevtushenko, poeta sovietico)
 Vittoria a Homs

Siria, Ucraina, tutto il terrorismo è paese
La luce arriva da due sorgenti: dalla bandiera siriana issata su Homs, terza città siriana, liberata dai ratti Nato-Golfo dopo tre anni di devastazione e saccheggio e che potrebbe essere, insieme alla quasi-liberazione di Aleppo, l’inizio della fine dell’aggressione; e dalle repubbliche popolari dell’Est Ucraina, tragicamente sole, ma gloriosamente impegnate a ricordare al mondo che per la libertà si deve essere pronti a morire. A parte il sostegno diplomatico di Mosca a Donetsk, Lugansk, Slaviansk e alle altre città proclamatesi indipendenti e pronte a entrare a far parte della Russia, i rivoluzionari dell’Ucraina russa sono più soli dei Sioux a Wounded Knee. Nessun appello, stavolta, di Rossana Rossanda, sinistra intellettuale della criptodestra imperialista, a quelle brigate internazionali tipo Spagna da spedire contro Gheddafi, a mescolarsi con i missili Nato e i tagliagole dell’Islam mercenario.

sabato 10 maggio 2014

BASTONE E CAROTA. E Santoro passa la mano a Soros.

La guerra è quando il governo ti dice chi è il cattivo. Rivoluzione è quando lo decidi da solo”. (Anonimo)

“Una delle cose che vogliono è una popolazione passiva e acquiescente. Così, una delle cose che puoi fare per rendere loro la vita impossibile, è NON essere passivo e acquiescente”. (Noam Chomsky)

Tutta la propaganda deve essere popolare e il suo livello intellettuale deve essere adattato all’intelligenza più limitata tra coloro ai quali è indirizzata. Quindi, più grande è la massa da raggiungere, più basso deve essere il  livello intellettuale del messaggio”. (Matteo Renzi, pardon, Adolf Hitler)




Lo so, l’Ucraina incombe sul mondo. E incombono anche la Siria liberatrice di Homs e Aleppo e dove i ratti islamisti si fanno a pezzi tra di loro. E anche la Somalia, la Libia, il Mali, il Niger, la Repubblica Centroafricana, il Sud Sudan, senza contare il colosso nigeriano in via di frantumazione, dove subimperialismo francese e imperialismo anglosassone, usufruendo di surrogati islamisti (in RCA cristiani), hanno iniziato a far carne di gazzella dell’Africa. Qui basti dire che, con ogni evidenza, i tagliagole di Boko Haram stanno a  Obama e Netaniahu, come gli attentatori dell’11 settembre stavano a Bush. Ma su noi incombe anche l’espressione domestica di questa partita, dove tutto diventa spettacolo di grottesque e gli spettatori sono chiusi in sala da porte blindate. Oggi parliamo di questo. Nel prossimo post andremo nel Donbas.

L’11 settembre del bischero
Non so voi, ma personalmente mi sono tenuto fuori dall’immonda ola del vituperio per i fischi all’inno nazionale che, più che a questo scarnificato paese, era diretta alle statue di cera allineate nella tribuna d’onore di Napoli-Fiorentina (poi, non lo trovo neanche brutto, quell’inno, se lo ricordo scritto dal martire Mameli per la Repubblica Romana). E neanche ho condiviso l’ipocrita indignazione sulla maglietta “Spaziale libero” del capo tifoso napoletano che ha tenuto a bada una folla inferocita per l’aggressione a pistolettate ai tre concittadini. Quella condanna del 2007, dopo Catania-Palermo,  puzza di montatura lontano un miglio, come avvertirono, allora, i commentatori meno embedded e come sospetta oggi la Cassazione che dispone la revisione del processo costato ad Antonino Spaziale 8 anni per “omicidio preterintenzionale”. Un sottolavello arrivò dalle parti dell’ispettore Raciti, sul quale piombò anche il “fuoco amico” di un blindato della polizia. Del primo non si vide mai chi lo avesse lanciato, il secondo si dissolse nelle nebbie delle veline questurine. Dal mazzo di carte uscì prodigiosamente Spaziale e la preziosa occasione per un’altra stretta repressiva. Idem di questi tempi, grazie a “Genni ‘a Carogna” e al teppista fascista  romanista Daniele De Santis, quando fenomeni “eversivi” come i No Tav, i No Muos, i mille NO urlati dalle Alpi a Lampedusa, compresi quelli dell’unica opposizione sopravvissuta, quella a Cinque Stelle, rischiano di innescare una specie di grande Valle Giulia (1968) contro i panzer dei valvassini imperiali.