mercoledì 22 novembre 2017

Finalmente qualcosa “dal basso”: la mossa delle giumenta di razza, Giulietto e Antonio


Scricchiolio, brusio, vocio, brulichio, ronzio, cicaleccio, pissi pissi, perfino flatulenze revansciste … Le ultime settimane ci hanno lanciato nella contesa elettorale. Sono quelle in cui i cancelli si aprono e ogni genere di botolo si lancia ringhiando all’inseguimento del coniglio di pezza. Più che il tifo tonitruante di scommettitori e drogati di corse fine a se stesse, sono questi rumorii ad aver fatto vibrare etere, cronaca e storia. Degni di quella che appare come una gara non proprio tra levrieri. (Quei levrieri che consolarono lo zar Nicola II quando, nel 1905 a San Pietroburgo, dovette far abbattere dalla guardia imperiale alcune migliaia di operai e contadini straccioni  che ai suoi levrieri osarono contendere i bocconi. Quegli operai e contadini straccioni che, nella storiografia della Mosca attuale, sono diventati turba di farabutti violenti  che attentavano alla vita di uno zar buono e saggio, finalmente in procinto di essere proclamato santo nel plauso dei nipoti dei servi della gleba dagli zar così amorevolmente curati).

Sto digressando. Torniamo al brulichio. Brulichio per noi, ché per coloro che lo hanno emesso parrebbe avere il volume e la risonanza delle trombe di Gerico. Sembra che oggi basti riempire un teatro, occupare il palco di una conferenza stampa, vedersi in quattro amici al bar, per ricavarne investiture popolari con la stessa naturalezza e automaticità in cui i re erano tali per grazia di dio e volontà del popolo. Se in Ernest Hemingway la campana di Spagna suonava per l’umanità, qui trillano campanelle per ribaltare il destino di qualche circoscrizione.

La zattera della Medusa
C’era una volta… un MDP, diranno subito i miei piccoli lettori (piccoli nel senso dei numeri). E anche un Fassina, un Fratoianni, addirittura un Pisapia. No, ragazzi, avete sbagliato (Collodi mi  perdoni). C’era una volta un Brancaccio, con un Montanari e una Falcone, che a quelli sopra citati intendevano fornire il connotato nobile della “società civile”, il marchio DOC e DOP che, come da statuto del politicamente corretto,  provengono solo “dal basso”. E autodissoltasi questa ennesima reincarnazione dei belli, buoni, bravi e politically correct, persi tra i sanpietrini delle piazze e tra le fodere dei teatri di Roma gli ultimi brusii, ronzii, pissi pissi dell’annunciata palingenesi nazionale e continentale dal basso, dal medio e dall’alto, c’è rimasto il vuoto. Ma horror vacui, come ammonisce Aristotele, la natura aborrisce il vuoto e, infatti, subito si è manifestato un fenomeno naturale di proporzioni tali da non solo colmare i vuoticini  dai quali erano fuorusciti quei brusìì e scricchiolii, ma dei vuoti di proporzioni spaziali.


Trascuro qua volutamente un altro suono, un po’ più corposo, almeno in prospettiva, dei mormorii di questi soliti che vengono e, soprattutto, vanno. Il falcone che s’invola, il montanaro che si perde tra picchi rocciosi. Dei Bersani e Pisapia non mette conto seguire le traccia. Trascuro invece al momento il rumore levatosi dal Teatro Italia, sempre in Roma, ma garrulo di inflessioni da Forcella e Torre Annunziata. Dove l’ex Opg je so’ pazzo ha dato un senso, magari meno chic, ma assai concreto e credibile (a dispetto della presenza di alcune mummie revisioniste e trotzkiste), al concetto “dal basso”, con tanto di voci operaie, precarie, disoccupate, militanti con cicatrici di piazza e argomenti come Jobs Act, Buona Scuola, pacchetto Treu, riforma Fornero, guerre imperialiste. Se usciranno dalla morta gora dell’ipocrisia dirittoumanista che mimetizza  la strategia colonialista dell’operazione migranti, da questa  “zattera della Medusa” si potrebbe anche intravvedere un lembo di terra.

Quello che, invece, pinocchiescamente c’era una volta, ma che non ha voluto privare di sè il genere umano, il presente e il futuro della patria, la convivenza tra i popoli e l’equilibrio degli astri, è Giulietto Chiesa. E, con lui, Antonio Ingroia. Da autentici cavalli di razza quale altro motto potevano far cavalcare a una creatura che prometeicamente accenderà il fuoco nei nostri animi e sotto i fondoschiena dei nostri nemici, tinteggiando di futuro purpureo l’orizzonte meglio del sol dell’avvenir, se non “la mossa del cavallo”, che è quella con la quale Bluecher annichilì Napoleone?

Cogliendo fiore da fiore
Non scherziamo. Si tratta di galantuomini di sicuro affidamento, garantito da impeccabile passato. Uno già magistrato, apprezzato PM accanto a Borsellino e Di Matteo nel processo allo Stato mafizzato e, per converso, alla mafia statizzata (gliene restiamo grati). Prezioso ma volatile. Dopo un rapido andata-ritorno tra Palermo e Guatemala per conto ONU, in meno tempo di quanto occorra per farsi Roma-Ostia-Roma, dopo uno scazzo con il CSM, lo si è visto saettare in altrettanto rapido andirivieni tra candidatura politica a capo di Rivoluzione Civile e ritorno in magistratura ad Aosta e nuovo ritorno alla politica come capo della più tranquilla Azione Civile. Ma l’uomo non ha pace, un po’ si avvicina al governatore PD Crocetta, che gli fa continuare il carosello ruotandolo tra capo di “Sicilia Servizi” e commissario della Provincia di Trapani, un po’ lo si vede alle assise del fu PdCI. Intanto fa l’avvocato, a non disdegna di tracciare la penna sul “Fatto Quotidiano” dove a volte perde la brocca e si aggroviglia in questioni che da ex Pm dovrebbe approfondire meglio. Tipo quando s’intruppa con la solita veemenza nelle brigate del “Giulio Regeni Martire”, scordandosi di indagare sui trascorsi del giovanotto alle dipendenze di masskiller e spioni e trascurandone le implicazioni geopolitiche di non limpidissima trama.


L’altro cavallo di razza è il giornalista dal lungo e variato passato professionale Giulietto Chiesa. Riassumo e noterete la linearità del percorso: Federazione PCI di Genova, scazzo con il partito ligure, passaggio all’Unità  di cui è inviato a Mosca per le Olimpiadi del 1980. Da lì in poi brillante carriera di russologo da una sponda all’opposta: La StampaGalateaMegachipMicroMegaIl manifestoLatinoamerica. Importante è stata anche la sua lunga collaborazione con il Tg5. Quella di cui poco ama parlare è stata, ai tempi di Eltsin, la collaborazione a Radio Liberty/Radio Free Europe, l’emittente CIA per i paesi dell’Est europeo. L’attenuante che adduce e che non è possibile provare che ne sia stato compensato. Sempre che attenuante sia il volontariato per simile testata. Scrive un libro e realizza un dvd in cui trasferisce in italiano le validissime riserve, perplessità e controdeduzioni che negli Usa si avanzano nei confronti della vulgata ufficiale sugli attentati dell’’11 settembre. Ma se in quel momento condivide la tesi dell’autoattentato e della demolizione controllata, successivamente recepisce quella, propalata da Washington, del lavoro a guida saudita, con tanto di dirottatori in volo. 



Lo incontro per un viaggio di tre ore tra Roma e Gubbio in cui mi informa, per 120 minuti, della prossima nascita di una sua TV satellitare all-news che sarà la CNN italiana. I fondi stanno arrivando. Dopo un po’ nasce la web-tv Pandora. Di CNN italiana non si parla più. Ma, come in Ingroia, l’uzzolo della politica politicata infetta l’uomo e gli prospetta orizzonti non meno grandiosi della CNN italiana. Con “La mossa del cavallo” siamo al terzo tentativo di imporsi con un partito sulla scena politica nazionale, dopo ”Bene Comune”  e “Alternativa”, il cui esercito di followers a livello nazionale è sempre rimasto quello dei passeggeri di un autobus. Si estingue, purtroppo rapidamente, sotterrato dall’ego eccessivamente misurato del creatore, la positiva iniziativa anti-Nato lanciata con il concorso di alcuni parlamentari fuorusciti dai 5 Stelle, presto defilatisi. Ma ecco ora, finalmente, il fatto palingenetico, appunto la mossa del cavallo, il “partito non partito contro tutti i partiti” (così Ingroia) che si farà partito per le prossime elezioni. Roba da far tremare i polsi e cambiare, capovolgere, riscattare lo scenario politico nazionale, non solo.

Vediamo chi c’è. I dioscuri, ovviamente, Chiesa e Ingroia. Poi l’avvocato Diotallevi, prezioso per eventuali controversie legali,  il generale dei carabinieri Nicolò Gebbia e l’ex-generale dell’esercito Fabio Mini, una doppia garanzia patriottico-securitaria, lo scrittore Nikolai Lilin, la realtà romanzata al potere (“Educazione siberiana”), l’illustre medievalista Franco Cardini, l’attore, scrittore e umorista David Riondino, che aggiunge l’ilare nota comica e riduce di un tantinello un’età media che viaggia verso gli 80, e, incredibile dictu, l’ex-sostenitore di Beppe Grillo e del M5S Aldo Giannuli (Incredibile dictu est quam celeriter Hannibal, apud Zamam a Scipione victus, Hadrumetum pervenerit. Dove Cicerone rimane perplesso della velocità con cui  Annibale sia passato da un posto all’altro). Resta uno dei misteri d’Italia cosa di meglio Giannulli, che nella compagnia spicca luminoso, abbia trovato in questo campioncino di salvatori della patria rispetto ai 5 Stelle di cui è stato per anni saggio amico e puntuale critico.

Come si può già intuire, questo mazzetto di virgulti, devoti al moto di Mao “che mezza dozzina di fiori fiorisca”, non si cura di obsoleti requisiti, tipo omogeneità ideologica , affinità culturale, sintonia politica. Abbiamo due cattolici, conservatori fino all’integralismo, come Cardini e Diotallevi. Si fondono un eversore dell’establishment come Giannuli, con un avventuriero  della penna e dello spionaggio occidentale come il sedicente siberiano Lilin, dalla biografia fantasmagorica tra combattente in Cecenia, migrante siberiano di stirpe Urca, testa di cuoio in Iraq (un critico l’ha definito “la bufala che venne dal freddo”). Poi uno scavezzacollo della satira come Riondino e due generali: un carabiniere che spara a zero sui massoni e l’altro che ha il merito indiscusso di pettinare contropelo le strategie della NATO, però lisciando il pelo alla visione del mondo sancita nelle sacre scritture della civiltà occidentale come intesa alla Nunziatella..  

Fondi, fondi e vedrai che scappa fuori l’oro
Tra i microrganismi  del paleolitico che stanno proliferando in luoghi che ci si ostina a definire di sinistra, questo mi affascina più degli altri. Compensa una inesistente e probabilmente ormai obsoleta omogeneità politico-culturale e di vita vissuta con una fantasiosa varietà di efflorescenze (come auspicato da Mao) ed esperienze che, nell’abraccio dell’immenso ego di Giulietto Chiesa, troveranno sicuramente una felice composizione. Alle quattro severe stellette dei generali in marcia fanno da controcanto le acrobatiche e spigliate invenzioni di un narratore di ambienti ed eventi equivoci, peraltro più volte sbugiardato, per quanto invece accreditato dal noto Roberto Saviano, forse in cambio di qualche tatuaggio siberiano. Stessa fantasmagorica diversità tra i puntuti sberleffi dell’umorista Riondino  e le solenni liturgie del trappista Cardini (vedi un suo testo sacro in calce). E che dire dei fuochi d’artificio che esplodono nell’incontro tra un magistrato capace di saltabeccare di mestiere in mestiere, per un totale di mezza dozzina in un battere d’anni e un giornalista che sa muoversi con grazia e perizia tra testate di opposte fedi politiche, tipo L’Unità e Radio Liberty e che nasce nella Federazione del PCI e finisce candidato al governo d’Europa in Lituania.



Il mondo è bello perché vario, ma il tasso di varietà che a questa  armonia di difformi  porta l’avvocato Alessandro Diotallevi rasenta il sublime: incontro tra un sax e un’ocarina in un concerto di Coltrane. Chi è Alessandro Diotallevi ?E’ tantissime cose.Tutte indispensabili a caratterizzare in modo incisivo, al limite del lapidario, l’intero drappello in marcia verso quella che a buona ragione si potrà prevedere una Terza Repubblica. Intanto è un italiano libero e forte, a dispetto dell’età e dei 17 anni trascorsi come consigliere alla Camera dei deputati, in quanto presidente del Comitato Tecnico Scientifico degli “Italiani Liberi e Forti” (ILEF). Al “cavallo della mossa” ne verranno forza e anelito di libertà.

Poi è socio fondatore di DEconflict, un organismo che “si propone di contribuire alla crescita della cultura della pacificazione”, cultura  che, viste le diversità che s’incontrano nel nuovo movimento, non potrà che fargli del bene. E siccome la pacificazione, seppure nel fuoco della palingenesi annunciata, deve essere un pranzo di gala (e qui la rivoluzione ingroian-giulettiana rinnega Mao) ecco che risulta determinante che Diotallevi sia socio anche dell’Accademia del Cerimoniale, alto consesso dei capi del Cerimoniale del Quirinale e di Palazzo Chigi. In quanto a protocollo nazionale, comunitario e diplomatico, qualsiasi altra formazione politica farà la figura del bifolco a fronte della mossa di un cavallo addestrato da Monsignor della Casa.

Non finisce qui. Diotallevi è un vaso di Pandora. Accanto al generale Repetto (qui le stellette sono una galassia) nel CLM, Comitato di Liberazione Municipale, lo sostenne nella corsa al Campidoglio contro Virginia Raggi. Corsa che neanche i radar ci dissero mai dove fosse finita. L’elenco non finisce qui, l’uomo una ne fa e cento ne pensa. Chiudiamo con la sua partecipazione a “Persona è Futuro”, titolo criptico solo per chi non è addentro alle cose di Giulietto e Antonio, perché di politica qui si tratta, tale da investire di sé l’intero cavallo e la sua mossa.

“Persona è Futuro” è un consesso che ci tiene a questa UE, per quanto Giulietto, alla conferenza stampa ci abbia fatto sapere che l’Europa va rifatta da capo a coda. Ma sono contraddizioni interne al popolo. Come lo sono il principio di PèF secondo cui “i cardini della democrazia europea sono i partiti, perché contribuiscono a formare la coscienza politica europea e a esprimere la volontà dei cittadini”, a fronte del proclama di Ingroia: “Non siamo un partito, non saremo mai un partito, siamo contro tutti i partiti”. Se poi poniamo la celebrata russofilia giuliettiana accanto alla diotalleviana analisi geopolitica sulla deprecabile “assertività di Putin in politica estera, la sua presidenza muscolare”, o sull’altrettanto deprecabile “disimpegno dalla regione di Obama” di fronte alle “ambizioni imperiali della Russia in Medioriente”, memori “dell’alto valore ideale che dalla Prima Guerra Mondiale accompagna l’interventismo americano nei teatri di conflitto (sic! sic! sic!), abbiamo capito tutto. O niente.

La capacità di comporre gli opposti in un unico canto mette in ombra quanto i democristiani, classe politica che, sotto varie denominazioni, ha tenuto in mano e per mano il paese dalla sua fondazione (salvo per un intervallo di vent’anni), hanno saputo raggiungere in termini di convergenze parallele. Chi dovesse adontarsene è solo un meschino dall’ego modesto, invidioso di autentici titani di una dialettica in cui tesi e antitesi raggiungono una sintesi di fronte alla quale a Hegel non rimarrebbe che dire chapeau!

Qualcuno, alla luce delle sue variazioni sui temi, di Giulietto ha detto che non si sa mai con chi sta. Ma anche se stesse con qualcuno, nessuno se ne accorgerebbe.
Comunque continuate a guardare PandoraTV: qualcosa di buono ne esce.

Spunto ideologico della Mossa del cavallo

« La nuova primavera coranica, alla quale stiamo assistendo in questi anni, è una benedizione per il mondo: anche, e soprattutto, per le altre due fedi abramiche. La Modernità occidentale ha provocato un dilagare dell’agnosticismo e dell’ateismo che peraltro ha messo in crisi la fede in Dio, ma non ha affatto debellato forme di paganesimo che sono risorte (…) I credenti nel Dio di Abramo di tutto il mondo non possono che salutare nel rinascimento musulmano -al di là dei fenomeni politici che lo accompagnano ma che restano solo equivocamente collegati a esso- una riscossa della fede che solo alcuni lustri or sono era insperabile. (…) I fedeli non possono che guardare con speranza e fiducia a ogni luogo nel quale si adori e si preghi Iddio onnipotente, Creatore del Cielo e della Terra, e si rinsaldi giorno per giorno il patto che Egli ha stipulato con Abramo e al quale è rimasto fedele. Il Dio di Abramo, di Mosè, di Gesù e di Muhammad. » (Franco Cardini)

mercoledì 15 novembre 2017

O LA TROIKA O LA VITA- Epicentro Sud “Non si uccidono così anche i paesi?”



 
A questo link si trova il Trailer del docufilm di Fulvio Grimaldi e Sandra Paganini. In allegato la copertina e la serigrafia del dvd
 
O LA TROIKA O LA VITA- Epicentro Sud
“Non si uccidono così anche i paesi?”
 
“O la Troika o la vita” (90’) è stato girato nei mesi scorsi in Grecia, Puglia, Adriatico, territori terremotati e Bassa Padana. Può essere richiesto all’indirizzo visionando@virgilio.it  Per presentazioni pubbliche rivolgersi allo stesso indirizzo email.
 
Il film è un atto d’accusa, del tutto fuori dal coro, nei confronti di chi ha stabilito il destino funesto dei paesi del Sud del mondo, compresi quelli del Sud Europa. Illustra gli effetti sull’area mediterranea, mediorientale e africana, della globalizzazione neoliberista, con le sue conseguenze antidemocratiche, imposta dai superpoteri del finanzcapitalismo attraverso espressioni statuali e transnazionali: Usa, UE, Nato, Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea.
 
La Grecia devastata e mutilata nel corpo e nell’anima, Medioriente e Africa aggrediti e saccheggiati con strumenti militari ed economici. Paesi depredati, ridotti in miseria da rapine e manipolazioni delle multinazionali, da accordi di scambio capestro, dai crimini climatici dell’Occidente, da terrorismi e conflitti civili innescati dal neocolonialismo allo scopo di annullarne la voce e il ruolo nel contesto internazionale. Intere popolazioni, soprattutto le generazioni giovani che dovrebbero costruirne il futuro, sradicate e costrette alla migrazione per diventare nel Sud Europa alienata massa di manovra per sfruttamento e destabilizzazioni. Operazione di ingegneria geopolitica colonialista, coperta da altisonanti campagne di mistificazione nel segno di presunti diritti umani, presunta solidarietà,  presunta integrazione, ma che occultano gli obiettivi veri: un
a successione di nazionicidi.
 
Il t
erritorio nazionale abbandonato da governi inetti e corrotti a un dissesto progressivo, con conseguenze micidiali per salute e ambiente, sul quale imperversano, nella complicità di una politica totalmente prona alle lobby degli interessi particolari, nazionali e internazionali, le multinazionali dell’energia fossile, con sempre più pesanti ed accelerati effetti necrogeni su tutte le forme di vita.
 
Di ogni disastro detto naturale si scopre inesorabilmente la correità dei responsabili della cosa pubblica. Ogni terremoto è come se fosse il primo mai successo. Prevenzione ignorata, speculazione edilizia, abusiva o legale, lasciata all’arbitrio dei poteri economici, abbandono, incompetenza, disgregazione sociale,
segnano il destino dei terremotati. 
 


Contro l’Idra pluricefala che si nutre e prospera in proporzione alle vittime che riesce a seminare, il documentario scopre con
sapevolezze, solidarietà vere, resistenze. Il confronto tra dominanti e dominati è aperto a qualsiasi esito. Dipende dalla conoscenza. Questo lavoro cerca di far emergere, dal mare di fake news in cui vorrebbero annegarci, elementi di conoscenza perchè i dominati possano servirsene.

martedì 14 novembre 2017

Venerdì 17 novembre, alle 21, a Roma, Garbatella,Via Pullino 1 (Metro B), circolo Arci, presento il docufilm “ERITREA, UNA STELLA NELLA NOTTE DELL’AFRICA”.


 
 
E’ il racconto attualissimo di un paese che, conseguita l’indipendenza con una lotta di liberazione di trent’anni, difende gli obiettivi di quella lotta contro i tentativi di ritorno di colonialismo e imperialismo. Unico paese africano, dopo la caduta della Libia di Gheddafi,  a rifiutare  presenze militari Usa-Nato e condizionamenti e interferenze del FMI e della Banca Mondiale, l’Eritrea paga la sua autodeterminazione e il suo modello sociale fondato sull’uguaglianza e sulla giustizia sociale con una violenta campagna di diffamazioni da parte dei governi e media occidentali e con la costante pressione bellica del potente vicino etiopico, regime cliente di Usa, UE e Israele.

Il documentario ristabilisce la verità sulla nostra ex-colonia ed esamina il quadro generale  che vede una forsennata corsa militare ed economiche degli Usa e delle ex-potenze coloniali europee ad accaparrarsi, con le buone o con le cattive, le ricche risorse del Continente. Aspetto collaterale di questa predazione è lo svuotamento dei paesi africani delle proprie popolazioni, con gli strumenti della guerra, delle rapine delle multinazionali, dei disastri climatici e dei ricatti di libero scambio. Sradicamento di milioni di africani che da noi si traduce nell’arrivo di masse di migranti che si vogliono accogliere senza se e senza ma, evitando accuratamente di denunciare cause e obiettivi di questa gigantesca operazione di ingegneria politica e sociale contro l’Africa (e il Medioriente) e contro il Sud Europa.
Fulvio Grimaldi

giovedì 9 novembre 2017

Stavolta davvero verso un’altra guerra - MEDIORIENTE, QUEL CHE SI VORREBBE E QUEL CHE PURTROPPO E’


Partiamo con una notizia esaltante. Liberata Abu Kamal, città al confine siro-iracheno, dalla vittoria congiunta dell'Esercito Libero Siriano e dalle truppe irachene, esercito e Forze di Mobilitazione Popolare. Una vittoria di altissimo valore simbolico, che vede uniti due paesi che l'imperialismo-sionismo, insieme ai clienti satrapi del Golfo, avevano tentato di distruggere. Un nuovo inizio di unità nazionale araba con il concorso della Russia, dell'Iran e delle forze antimperialiste libanesi. Che questa, per oggi, ci paia l'unica notizia buona non diminuisce la nostra gioia e gratitudine.

Trump e Mohamed bin Salman: verso l'abisso













E’ un antico vezzo di intellettuali, tra cui carissimi amici di notevole livello teorico, attenti alle profondità degli eventi e, come insegnava Montessori, ai dettagli e alle connessioni (vedere gli alberi nel bosco), quello di cucire un vestito e metterlo addosso al soggetto di cui trattano, convinti che gli stia bene, benché una manica sia corta e le spalle caschino.  Succede in particolare da chi scatta dagli stessi blocchi di partenza, anche quando sono cambiati, anche quando non ci sono proprio. Tipo Stati Uniti democrazia liberatrice, o URSS comunque dalla parte di classi e nazioni oppresse. Ruolo che qualcuno poi trasferisce alla successiva Federazione russa. A volte adottando la sineddoche dove la parte per il tutto è la salvezza della Siria dalla disintegrazione programmata dai suoi nemici e il tutto (discutibile) è il ruolo salvifico di Mosca ovunque si aprano contraddizioni e pericoli.

Se qualcuno non fa quel che dice Mosca, allora gli Usa fanno bene a sgretolarlo
Ricordo, a proposito, come si infilarono nella trappola delle mistificazioni propagandistiche imperialiste quelli di Rifondazione quando, alla mia difesa dell’Iraq di Saddam maciullato, ripetevano a pappagallo la balla secondo cui il leader iracheno era stato per anni “l’uomo degli americani”, da loro armato, per cui ben gli stava (dagli Usa i dati e le immagini confermarono che in Iraq non era mai arrivato niente che non fosse vecchio armamentario sovietico e cecoslovacco). A questa balla occidentale sommarono quella sovietica, secondo cui Saddam non meritava nessuna solidarietà poiché aveva rotto la coalizione di governo con comunisti e curdi e di comunisti ne aveva poi uccisi 5000 (Il PC iracheno, all’atto dell’aggressione iraniana del 1980, su ordine di Mosca si schierò con Tehran. Nell’emergenza bellica, Saddam sciolse la coalizione a tre e impose ai comunisti la scelta tra entrare nel Baath, o andare in esilio in Siria. La maggioranza si schierò con il Baath e con la difesa della patria. Alcuni dirigenti, credo 150, che erano andati a combattere con gli iraniani, furono catturati, processati e giustiziati per alto tradimento). Essendo per i compagni l’URSS buona, Saddam era cattivo e gli Usa avevano ragione. Dove si vede l’eterogenesi dei fini degli schemi preordinati in cui incastrare la realtà.

Siria, Iraq: sembrava fatta. Una cippa.
In Medioriente sta succedendo un ambaradan che fa di Casamicciola  una festa di capodanno e rischia di dare ai sette anni di indicibile sconvolgimento siro-iracheno la qualifica di prodromo di qualcosa di peggio.
Ho tutta la stima per Putin e per il suo ruolo decisivo nel contrasto all’espansionismo necroforo degli psicopatici agli ordini dell’élite occidentale. Per i sacrifici che i militari russi hanno subito nell’impedire che la Siria fosse cancellata dalla faccia della Terra. Questo, a dispetto del fatto che certi mezzi di comunicazione dell’establishment russo, ci parlino di un Lenin “psicopatico sifilitico”, “terrorista e traditore”, di una Chiesa Ortodossa pilastro centrale ed eterno di tutte le Russie e di una “rivoluzione bolshevica che ha spazzato via l’illuminato e umano regime zarista e costituito per la Russia la più grande catastrofe di tutti i tempi”. Roba che fa leggermente barcollare e che ci fa capire che ogni questione morale o ideologica è ormai completamente esclusa dai rapporti internazionali.

Mohamed bin Salman: colpo di Stato e apertura delle porte dell’inferno
Hariri-re Salman

Sapete quel che è successo. Su ordine dei suoi padrini sauditi, si è dimesso un manigoldo di primo ministro libanese, Saad Hariri, cittadino libanese ma anche saudita e, come il padre Rafik, grande farabutto palazzinaro e speculatore, ammazzato da Cia e Mossad nel 2005. Come lui, infeudato ai petromonarchi di Ryad e fiduciario di Israele e Usa per la destabilizzazione del Libano.  Dimissioni fattegli dare vergognosamente a Riyad, abbinando alla mossa l’insulto al paese che governava. Le ha giustificate accusando Hezbollah, partner di governo, di rovinare il paese per conto di un Iran che si propone di divorare l’intero Medioriente ingabbiandolo nell’ “Arco scita”. Lo ha dichiarato da fantoccio del ventriloquo Mohamed Bin Salman, figlio del re in carica, ma in effetti nuovo uomo forte della satrapia. Mohamed lo aveva richiamato in “patria”, appena compiuto quel colpo di Stato con il quale aveva rimosso qualche dozzina di principi della casa reale, ministri, parlamentari, tycoon miliardari ed eventuali rivali nella successione. MBS è anche colui che ha fortissimamente voluto il genocidio yemenita, realizzato con il concorso di Usa e Nato (decisivo per uno Stato militarmente tanto armato quanto inetto come la Saudia); che ha ostracizzato il Qatar, l’ex-compare di sterminio, tramite mercenari jihadisti, di siriani e libici, perché troppo tenero con  l’Iran. E’ colui che ha annunciato  la “modernizzazione dell’Arabia Saudita e dell’Islam”, non tanto mediante attenuazione della dittatura delle decapitazioni, quanto con miliardi da investire in orrende espansioni  urbanistiche e tecnologiche, ovviamente gradite alle multinazionali Usa e occidentali in genere.

Tutto bene, madama la marchesa?
Tutto questo, nell’analisi di taluni, non inficerebbe minimamente “il visibile avvicinamento tra Arabia Saudita e Russia”. Rapprochement che “getterebbe scompiglio” nel fronte che include Usa, Nato, Turchia, Saudia, Qatar, Israele, UE. E prezzemoli vari. Scompiglio, ovviamente, per via diplomatica, ché l’alternativa sarebbero bombe su tutto e tutti e, inesorabile, l’olocausto nucleare. Tutto questo sarebbe favorito da quell’”avvicinamento” tra Ryad e Mosca. Non solo, ma addirittura dai “rapporti di odio-amore (sic) tra russi e israeliani”. Sarà pure scocciante che, a ogni tentativo di fermare il Golem che si avventa su ogni cosa, ci si debba appendere alle volatili armi diplomatiche perché sennò scatta il ricatto nucleare.
Sarebbe bello...


Sarebbe bello che gli asini volassero…
Alla base c’è una considerazione un po’ apodittica, un po’ frutto di grandissimo ottimismo della volontà: “Il tempo è contro l’Impero statunitense e Russa e Cina devono guadagnare tempo. Così diventerà impossibile, anche per i più folli, pensare a una guerra totale”. Direi un pio auspicio. I folli mica pensano. Mentre Russia e Cina guadagnano tempo, quegli altri militarizzano l’Africa, l’Oceano Pacifico, preparano qualcosa di brutto alla Corea del Nord, svuotano l’Africa dei suoi abitanti per riversarli, via Ong, su di noi, si radicano militarmente in Siria chiamando le loro basi Kurdistan, strappano al mappamondo lo Yemen…..

Stesso ottimismo della volontà afferma il “Progetto Isis in frantumi”. No, semplicemente sospeso o rivestito di altri panni.In frantumi lo sarà in Siria e in Iraq dove, sputtanato oltre ogni misura dalle sue pratiche orripilanti che dovevano servire a terrorizzare ogni resistenza fino alla resa e militarmente sconfitto  da forze ben altrimenti motivate e capaci, siriane, russe, Hezbollah, iraniane, l’Isis è stato sostituito dai “democratici, laici, ecologici e femministi” curdi. Curdi capaci di entusiasmare di più le vivandiere “sinistre” dell’imperialismo, in quanto aguzzini di siriani e nemici di Assad, dei troppo bigotti jihadisti. Si parla compiaciuti di “rimasugli dell’Isis”. Rimasugli?  Aspettiamo a vedere come verranno utilizzati in Libano, ma più probabilmente in  Afghanistan, Cecenia altre repubbliche ex-sovietiche. Questi mica si sono fatti l'11 settembre e inventati la guerra mondiale al terrorismo per piantarla lì tra Tigri ed Eufrate.

Esprimo stupore per la fiducia di alcuni nelle mosse diplomatiche della Russia che si spinge  fino a considerare che lo scapriciatiello al fulmicotone che ha liquidato metà della tribù del nonno fondatore, si sarebbe scavato la fossa perchè¸ pur di avvicinarsi a Mosca avrebbe fatto incollerire la Cia, Trump, il proprio esercito, Israele, e sarebbe dunque a un centimetro dalla fossa. Il resto del paese, invece, veleggerebbe sereno verso i lidi del Gruppo di Shanghai  (Russia, Cina, altri minori, da cui, peraltro, si va staccando un’India sempre più amerikana). E qui diventa clamorosa una contraddizione: ma se l’erede al trono si è alienato Cia, esercito, tre quarti dell’establishment reale, è lui, o sono quelli che ha voluto far fuori a “slittare verso Mosca, Shanghai, Eurasia”? Il bandolo della matassa sta nel conflitto tra Cia e Trump? Con  Mohamed filorusso che, per il suo golpe, avrebbe addirittura ricevuto una qualche copertura aerea da Mosca!!! A me parrebbe il contrario. Golpe amerikano contro il partito della moderazione e del dialogo. MBS sarà una testa calda, ma non si mette contro il mondo senza copertura, aerea o altra. Ma quella di Washington.

Torniamo al pessimismo della ragione e, ahinoi,  ai mostri della guerra
Vado in visibilio. Da giornalista di strada, spesso obnubilato dai fumi delle battaglie, sono spesso in soggezione davanti alla preparazione teorica e alla capacità di analisi dei miei interlocutori amici. Ma da mezzo secolo sul campo del Medioriente e dello scontro imperialismo-altri, sono anche abbastanza attrezzato a vedere le fratture tra quel che si vede dal tavolino e quel che succede nel quadrante. E mi sembra che ci sia perfetta  e lineare continuità nelle nuove vicende innescate dall’ “avventuriero” di Ryad.  Al suo assalto allo Yemen in rivolta scita gli americani hanno fornito supporto logistico, militare, di sorveglianza, di blocco aereonavale. All’operazione dimissioni di Saad Hariri, con annessa accusa a Libano-Hezbollah-Iran di aver dichiarato guerra ai sauditi avendo, loro, lanciato un missile nei cieli di Riad, Trump non può non aver dato il proprio avallo, dato che pochi giorni prima era lì a firmare con Mohamed bin Salman accordi economici e militari per miliardi. Un Trump che, dopo aver riassunto in pieno, sotto ricatto Russiagate, impeachment e peggio, gli obiettivi e i modi da Armageddon dei neocon hillariani, sarebbe ora tornato sui suoi passi concilianti e multipolari? Ma dove? Ma come? E sarebbe felice di vedere la fine dello storico legame tra i massimi fornitori e massimi consumatori di idrocarburi e di armi del mondo? Sogno o son desto?

 
Mohamed bin Salman e amici


Dunque, la nuova direzione saudita, vistasi con il presidente Usa, potenzia il suo sbranamento dello Yemen, alleato dell’Iran e di tutto l’Arco scita, ribadisce che Assad se ne deve andare, vistasi sorvolare da un razzo promette distruzione e lutto a Libano e Iran e allo scopo defenestra il premier libanese. Tutto questo d’intesa, non solo con un Trump totalmente alla mercè dello Stato Profondo Usa, ma con Israele, da tempo strettissimo alleato, in perfetta sintonia. Da tempo né Usa, né Israele, sapendo il valore dei propri soldati (buoni più che altro per Abu Ghraib, o per il fosforo su Falluja) e le ricadute delle bare imbandierate che rientrano, non attaccano nemici potenti e non rischiano le proprie truppe.

Che l’Idra a tre teste Saudia-Usa-Israele attacchi direttamente l’Iran è fuori discussione ed è improbabile che assalga il Libano in prima persona. Lo farà assalire. Siamo nel tempo dei “proxy”, delle deleghe, dei surrogati. I sauditi e subalterni manderanno denari, gli Usa forze speciali e droni, Israele insegnerà ai suoi ascari libanesi come si fanno attentati e stragi.
In Siria l'Idra non ha perso, ma non ha neanche raggiunto l’obiettivo prefissato della distruzione del paese, del suo sminuzzamento, della cacciata di Assad. In compenso gli Usa si sono insediati nel Nordest dove costruiscono basi  dopo basi per non andarsene più, come in Kosovo con Bondsteel. Ai riabilitati Al Qaida-Al Nusra, battezzati “moderati”, hanno condiviso che venissero assicurate ampie enclavi di autogoverno.(per future guerre civili). I turchi, alleati Nato che fanno giri di valzer con i russi, si sono assicurati una bella fetta del Nordovest siriano con la scusa di frenare i curdi, ma con l’effetto di essersi mangiati un pezzo di Siria. I curdi, il più fetido mercenariato USraeliano, sono usciti dalla loro ridotta e si sono fatti pulitori etnici e proconsoli degli Usa nel Nordest. La Siria non è stata rasa al suolo, non è stata squartata, ma è stata ridotta a pelle di leopardo e Mosca, sperando di irretire i curdi a stelle e strisce e con stella di David, sostiene un futuro assetto federale (premessa per ogni nequizia secessionista o spartitoria). Chi ha vinto? Con 300mila siriani morti e 4 milioni sradicati? Una cosa certamente non è vera, per quanto detta da un generale russo, quella che l’85% della Siria è stata liberata. E lo sarà, ora che Mosca ha annunciato il suo disimpegno militare?


 Ma non è contento neanche il branco degli aggressori. Sentono il peso di uno stallo che può tornare utile solo se si riprende l’iniziativa. E fatto togliere di mezzo al principe con le zanne i dubbiosi ed esitanti di fronte all’accelerazione, sfasciata la convivenza nel governo di coalizione libanese tra Hezbollah e destra filo imperialista e filoisraeliana (“Futuro” di Hariri,  falangisti di Geagea), invocata la santa alleanza contro Iran e Hezbollah, Usa, Israele e Sauditi riprendono l’iniziativa persa in Iraq e menomata in Siria, per asserirsi dominatori del Medioriente, delle sue fonti e condotte energetiche a spese di Russia, Iran, Qatar, Iraq, Libano.

Questo mi sembra lo stato delle cose. Ho lasciato fuori dalle considerazioni la Turchia, troppo inaffidabile e, dunque, imprevedibile. Non certo un elemento che correrà in soccorso al Libano, o che contrasterà la presa militare Usa su buona parte della Siria,  per quanto in combutta con gli odiati curdi,  o che si compiacerà a veder  ricostituirsi un forte Iraq, seppure a spese dei meno odiati curdi iracheni. Tra i due poteri che, con rispettivi alleati, si contendono l’egemonia sul Medioriente, Iran e Saudia, uno con mezzi pacifici, l’altro, debole e inetto, con le armi altrui, la Turchia fa la parte del terzo incomodo. Si deve barcamenare. Non gli affiderei neanche la mia pianta di Ficus.

Previsioni non ne faccio di solito. Ma a me pare che la buona intenzione dei russi, di seminare subbuglio nell’alleanza Usa-Israele-Saudia, sia svaporata di fronte al cordone ombelicale che unisce in un fronte necessitato geopoliticamente e geoeconomicamente queste tre teste dell’Idra assassina. Possibile che, molto presto, se la prendano con l’anello più debole, il Libano. La defenestrazione di Hariri prefigura un ritorno alla guerra civile che impegnerà gli Hezbollah su un nuovo fronte (indebolendo lo schieramento patriottico siriano), rifarà entrare in funzione l’Isis, potrà richiedere, nel caso che le cose non vadano per il verso giusto, l’intervento di Israele. E qui diventa difficile che non si muova anche l’Iran. La Russia insisterà con il tram ammaccato della diplomazia? Tutto può succedere.


In Libano mi son fatto la guerra civile, la prima e la seconda invasione israeliana e, nel 2006, la vittoria di Hezbollah sugli aggressori israeliani. Mi dispiace che stavolta non sarò in condizione di esserci. 

domenica 5 novembre 2017

SPAGNA, GRECIA, ITALIA: “DISCORSO DELL’ODIO” (copyright Boldrini) SUI PREDATORI DEL SUD PERDUTO





Appare oggi sul Fatto Quotidiano, a integrazione delle sue aberranti pagine di disinformazione e manipolazione della politica estera (pari per indegnità alla dignità delle sue pagine di vituperio alla classe dirigente vernacolare), un appello su intera pagina intitolato “Il silenzio della UE sulla crisi mette in pericolo l’Europa”, con occhiello attribuibile alla direzione del giornale: “Principi a rischio. L’avallo del comportamento del governo spagnolo compromette lo stato di diritto dei Paesi membri dell’Unione”.

Spinelli, questi sì tossici

Prima firma quella della nota Barbara Spinelli, vedova dell’illustre esponente della cupola finanziaria mondialista e scarnificatore della classe lavoratrice italiana, Padoa Schioppa, già militante del “Movimento pro-Tsipras a prescindere” e candidata al parlamento europeo, poi fedifraga, della Lista “L’altra Europa con Tsipras” (nella quale insistono a boccheggiare alcune tessere del mosaico radical chic del manifesto, tipo Marco Revelli). Più di queste gemme nel curriculum della parlamentare brilla quella della diretta ascendenza ad Altiero Spinelli,. di cui è prediletta figlia e prosecutrice.

Breve inciso. Spinelli, con altri due ultrà dell’americanofilia, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni, fu l’autore del Manifesto di Ventotene considerato la magna charta dell’europeismo, movimento ispirato dall’élite capitalista con la testa negli Usa e le gonadi nelle banche Rotschild e affini, e finanziato fin dalle sue origini dall’OSS, poi CIA, guidata da William Donovan. L’intento era quello di far fuori i futuri Stati nazionali emersi dalla lotta antifascista, con a capo gruppi dirigenti di orientamento socialista e, comunque, democratico, ansiosi di sovranità nazionale. Bisognava immergerli in una struttura burocratica, poi rapidamente divenuta antidemocratica, che tutti li abbracciasse, livellasse e si offrisse inoffensiva al colonizzatore e occupatore militare statunitense tramite NATO e Piano Marshal. Prodromi del Nuovo Ordine Mondiale e della teoria del meticciato indistinto, governato totalitariamente dal un grumo cancerogeno capitalfinanziario mondialista, molto omogeneo, per niente indistinto.

Da Ventotene al Nuovo Ordine Mondiale
l manifesto di Ventotene è considerato a buon titolo la carta costituzionale di un’entità globalista sovranazionale a nettissimo carattere autoritario. Basta la parola: “Nel breve periodo… in cui gli Stati nazionali giaceranno fracassati al suolo e in cui le masse popolari saranno materia fusa suscettibile di essere calata in forme nuove (sic), capace di accogliere la guida di uomini seriamente internazionalisti, i ceti che più erano privilegiati nei vecchi sistemi nazionali cercheranno subdolamente o con la violenza di smorzare l’ondata delle passioni internazionaliste…” Non vi pare che nella lettera della BCE e poi di quella di J.P.Morgan, che impongono al governo italiano di massacrare ogni welfare, ogni diritto dei lavoratori e farla finita con il diritto di sciopero, vi sia un’eco di questi propositi? Propositi cari alla grande finanza italiana, capeggiata dal foraggiatore di Spinelli, Gianni Agnelli, e agli imperscrutabili gnomi giganti di Bilderberg che Spinelli annoveravano come promettente membro e agitpro.



Torniamo a bomba, il nipotino della promessa totalitaria di Ventotene, partorito da Barbara Spinelli sotto forma di appello contro Madrid e pro-Barcellona. In sostanza, il paginone, che, accanto a quella della patentata amica del giaguaro reca anche le firme di utili idioti come Zagrebelsky, volponi come Varoufakis, guru del pacifismo come Moni Ovadia, marxisti da tinello come Toni Negri e altri 170, con preponderanza della solita lobby, assegna al governo spagnolo il ruolo di carnefice e agli indipendentisti dell’eroico capitano della nave abbandonata, Puidgemont, quello della vittima. Sul piano giuridico, questi tardoventotenini si arrampicano sugli specchi per dimostrare che l’attuazione della norma costituzionale da parte di Madrid è illegittima e aberrante, mentre quel referendum votato da una minoranza e costellato di divertissements democratici, come i voti multipli e di minorenni, in minima porzione della regione, ha i caratteri del giusto e del sacro. A sostegno di tale argomentare viene esibita Human Rights Watch, segno di calda approvazione da parte dello Stato Profondo Usa.

Quelli che Rajoy è reazionario e i sorosiani di Barcellona democratici
Ora, precisiamo, qui nessuno fa il tifo per Rajoy e la sua cosca di succhiasangue e bastonatori . Ma nessuno dovrebbe neanche fare il tifo per la contrapposta, ma speculare espressione della più corrotta e vampiresca borghesia catalana (con al guinzaglio qualche sedicente sinistro tipo “manifesto”) che, finanziata da George Soros (denuncia fatta e mai smentita), esegue l’ordine di servizio dell’ élite prefigurata da Spinelli (Altiero): frantumare tutto quello che è unito, si è unito nei secoli, inserire nel frullatore mondialista e disperdere al vento. Dà un bel segnale il fatto che i celebrati Mossos, la polizia catalana, viene tutta addestrata in Israele alla repressione interna dai massimi maestri della materia.

Divide et impera e anche junge et impera

Parrebbe esserci un paradosso. Ma come, il papà, membro di Bilderberg, e il suo movimento promosso da Washington e Wall Street, si spendono per l’eliminazione degli Stati e un calare delle masse nell’unico mondo governato da “uomini seriamente internazionalisti”, mentre la figliola rovescia l’assunto e favorisce addirittura la nascita in Europa di una nazioncella tutta nuova? Paradosso apparente e obiettivo sempre quello. Spezzettare quel che è unito e unire quel che è separato, ma unirlo sotto chi ci pare a noi. La Spagna, la Grecia, l’Italia, già in Europa non contano una mazza. Figuriamoci una Catalogna e, se è per questo, una Scozia, o un Lombardoveneto. Ma Spagna, Grecia, Italia, a dispetto delle classi dirigenti di merda, hanno tuttora, per quanto sempre più formalmente, assetti democratici e costituzionali di chiara natura antitotalitaria, antifascista, egualitaria, di diritto. C’è sempre il rischio che qualcuno si ispiri alla Brexit. E questo non va bene e se Catalogna, Scozia e altri frammenti si fanno statarelli, è come se non lo fossero, e come se non ci fossero, tanto più se entrano in quello che Lafazanis, leader dell’opposizione a Tsipras, in un’intervista (poi la pubblico) mi definisce carcere europeo.

Una Brigata Kalimera è per sempre
Tutto questo per arrivare al punto. Ricordate l’allegra Brigata Kalimera. Quella, capeggiata dall’immancabile (per ogni cantonata di sinistra con retropensiero di destra) Luciana Castellina, dalla fisologica Barbara Spinelli, dagli eterni di Sarajevo, di tutte le rivoluzioni colorate, di tutti gli affogandi, di tutti gli anatemi ai “dittatori”, che dalle nostre coste si avviavano su corazzate di carta del “manifesto” verso piazza Syntagma a celebrare Tsipras e a sbaciucchiarsi con lui fin dopo il suo tradimento del referendum con cui i greci avevano ricacciato i memorandum in gola a Merkel, Schaeuble, Juncker, Lagarde e Draghi, l’orrida Trioika. C’erano anche i Cinque Stelle, ad Atene, ma furono schifati da Tsipras e, per quanto “nuovi, inesperti e ingenui”, giustamente lo schifarono e stettero con la rivolta popolare.

Quinte colonne, nemico in casa, gente da sorriso davanti e pugnalata di dietro

Bene il punto è questo ed è mirabilmente epistemiologico. Proprio la stessa masnada di tsiprasiani in Grecia la vediamo all’opera in Italia quando si tratta di battersi alla morte per l’accoglienza senza se e senza ma, che crea paesi d’origine vuoti e depredabili, forza schiavistica per campi, fabbriche e ambienti domestici, che zufolando canzonette melense sulla solidarietà, coltiva sradicati, alienati, contrastati e gettati nelle macerie sociali della guerra tra poveri. E gloria e guiderdoni morali, ma non solo, a Ong finanziate da Soros, o che collaborano con il mercenariato Blackwater. Ed è pure la stessa che oggi si straccia le vesti su una secessione in Spagna, probabilmente rientrata, e che qualcuno ha voluto imporre alla maniera di Tsipras, con un voto che più truffa non si può, sodomizzando la maggioranza dei catalani.



Goldman Sachs e suoi domestici

Questa è gente che, terrorizzata dalla Brexit, ha gettato fango e ridicolo su precari, disoccupati, poveri, sottopagati, periferici, “lobotomizzati, ignoranti, rozzi e plebei”, che ha votato per far uscire il Regno Unito dalla mostruosa tagliola dei mafiomassoni europei. Brexit contro cui ha lanciato una poderosa campagna Peter Sutherland , come ci rivela nel suo blog Claudio Messora. Sutherland per vent’anni presidente di Goldman Sachs, poi della British Petroleum e oggi, udite udite, alto rappresentante per il Segretariato Generale della Migrazione internazionale alle Nazioni Unite. Il cerchio si chiude tra Ong dei salvataggi e Golem del colonialismo. Come sintetizza Messora: soldi, energia, dominio, migrazioni di massa. Migrazioni di massa che sono la materia prediletta di tutti i sedicenti dirittiumanisti.

Dirittoumanisti cui non passa per la mente di battersi per i diritti umani feriti o annientati nelle guerre economiche o bombarole, di scendere in piazza, esprimersi su carta o schermi contro la Nato, lo Stato dell’apartheid israeliano, le sanzioni contro Stati detti canaglia. Che, con il solito houseorgan sorosiano “manifesto” in veste di pifferaio, hanno sostenuto Hillary Clinton, belva sanguinaria, ma donna, che hanno taciuto e continuano a tacere sulle prove che disintegrano la versione ufficiale dell’11/9, madre di tutti i terrorismi e di tutti gli Stati di polizia in atto o in fieri.

Sono anche quelli degli eufemismi ipocriti e depistanti di “società civile” e delle cose “dal basso”, nebulose nelle quali è stata fatta passare la privatizzazione di ogni cosa sotto la bandiera della sussidiarietà, sventolata dagli sradicatori e trafficanti di migranti come da quelli dell’sms per la ricerca sul cancro. Allo Stato esonerato da ogni responsabilità sociale, rimane la repressione concessa dal monopolio capitalista della violenza, quelle fiscale, militare, della sorveglianza totale, come da NSA..

Sono ancora quelli delle megamistificazioni commissionate dalle centrali geopolitiche dell’Impero e formulate dalle solite Ong Amnesty, HRW, Save the children, tipo il martire-spia Regeni per inchiappettarsi un Egitto fastidioso a Israele e Cia, o la minaccia fascista che sarebbe dei quattro scalmanati di Casa Pound e non dell’apparato occidentale delle guerre interne ed esterne come modello di governo del mondo.

Sono sempre loro, quelli di Kalimera, dei diritti (e interventi) umani, del credito dato a tutte le vere Fake News (non quelle su cui si accanisce Laura Boldrini) che hanno lastricato la strada dei genocidi in Libia, Siria, Iraq, Afghanistan, Jugoslavia, del politically correct, dello ius soli donato qui e negato a casa loro.

Sono i perennemente pronti a portare l’acqua con le orecchie ai complottisti del Nuovo Ordine Mondiale, a quelli che, da Ventotene in qua, fabbricano popoli dispersi che nome non hanno. E quali sono questi popoli? Ovviamente i PIGS (ricordate come, sfruttando un lurido acronimo, ci qualificarono a Bruxelles?), maiali: Grecia, Spagna, Italia, l’orlo liso della grande Europa merkeliana e macroniana, marca privilegiata dell’Impero. Gli europei in eccesso, spendibili. E, ovviamente, i popoli del Sud più Sud, da sradicare, destoricizzare, disidentificare, meticciare al ribasso. Nel mio nuovo film m’è venuta una battuta che mi sembra azzeccata: uomini neri + uomini bianchi = uomini grigi. L’altra, la nuova faccia dell’eterno colonialismo cristiano occidentale.

Vuoi mettere come si viaggia meglio su una bella strada liscia, asfaltata a specchio, come quelle di Germania, piuttosto che su carrarecce e sentieri di campagna con tutti quei dossi, massi, fossi, alberi, uno diverso dall’altro, che ancora intralciano uniformità e velocità nel meridione del mondo? Ci vuole il bulldozer. E che quelli di Kalimera, di Medici Senza, frontiere, di Sutherland, di Mattarella e di Spinelli, accorrano a oliargli i mozzi del rullo compressore.

venerdì 3 novembre 2017

DIVIDE ET IMPERA,Guerra per bande anglosassoni e guerra tra i sessi






Ma vi paiono credibili tutti questi cialtroni, tardivi denuncianti di robe o robette di decine di anni fa? O non vi pare che ci sia dietro una manina politica che ha innescato questa cosa che poi, come una slavina, si moltiplica per effetto emulazione di esibizionisti, mitomani e narcisisti frustrati, come succede con i mattocchi del jihadismo, prima allestito e innescato dagli aggressori imperiali e subimperiali e poi rilanciato da un'emulazione di disturbati, sotterraneamente stimolata e guidata dai soliti noti.

Lo scopo è di far emergere dall'anonimato ratti ricattatori, mettere in crisi l'apparato hollywoodiano incistato con i necons, Soros e i Clinton (con qualche straccio da far volare anche altrove) e, soprattutto, attraverso la satanizzazione tout court del genere maschile, rilanciare la guerra tra sessi. Un ministro britannico si deve dimettere perchè ha toccato le ginocchia di un’intervistatrice trent’anni fa. Ci annegano in sollecitazioni erotiche fino alla nausea e poi provocano lo scollamento tra i sessi dove ogni sacrosanto approccio, corteggiamento, fischio di apprezzamento, "Signorina la posso accompagnare, diventa molestia e atomizza ulteriormente una società da fondare sulla distanza, sul sospetto, sulla paura, sull’avversione per tutto ciò che è corpo e non virtuale.


Si tratta di giganteschi depistaggi dalle contraddizioni vere, quelle TRA DOMINANTI E DOMINATI, tra alto e basso, tra Stati carnefici e Stati vittime e di ulteriori disseminazione di conflittualità artificiali, come tutta la menata gender e la criminalizzazione dell’etero, base della vita, il conflitto giovani-anziani, catalani e spagnoli, quello tra etnie, seguaci di una o dell'altra perversione religiosa, minoranze e maggioranze.

La manina ha letto e interpretato Malthus. Decerebrare, frantumare, spopolare. E' il Nuovo Ordine Mondiale, bellezza.




mercoledì 25 ottobre 2017

O LA TROIKA O LA VITA - epicentro Sud. Backstage del capitolo sul post-terremoto


 

A questo link si trova un backstage di bellissime foto, scattate da Roberto Cherubini, attivista 5Stelle di Macerata, nel corso delle nostre riprese nei territori terremotati a più di un anno dal sisma, quando l’inettitudine, i ritardi, gli errori degli interventi erano diventati disastro collettivo e scandalo politico.

Il capitolo fa parte del nuovo docufilm O LA TROIKA O LA VITA – Epicentro Sud in cui, alla luce dei misfatti del concerto euroatlantico Usa, Unione Europea, Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale, abbiamo voluto raccontare quanto è stato fatto e viene ancora fatto alla Grecia, quali conseguenze siano derivate dalla Troika e dal suo governo fantoccio a Roma al territorio italiano e alle comunità locali in termini di degrado da devastazioni ambientali, petrolifere e altre, e di incapacità delle istituzioni di arginare la tragedia del terremoto sul piano di prevenzione, soccorsi, restauro, ricostruzione. Sempre alle determinazioni della Troika e dei poteri che gestiscono questa Idra tricefala è da ricondurre la questione migranti, da noi esaminata nei suoi aspetti più oscuri e più manipolati dalla vulgata dirittoumanista che il  neocolonialismo, funzionale al Nuovo Ordine Mondiale, diffonde attraverso amici del giaguaro e utili idioti che insistono a fingersi "sinistra".


Il film dà voce ai greci il cui paese è stato depredato e poi raso al suolo dai banchieri e dalle multinazionali  della mondializzazione neoliberista, con il concorso di un rinnegato interno di nome Tsipras; alla natura e ai cittadini devastati e contaminati dal dilagare dell'impero dei combustibili fossili con l'inarrestabile invasione di trivelle in terra e piattaforme in mare, gasdotti come il TAP e megastoccaggi a rischio sismico; ai terremotati colpiti da una forza naturale alla quale non hanno saputo contrapporsi nè la prevenzione, nè i rimedi di istituzioni tanto proterve quanto inette; a chi ha saputo vedere dietro alla fenomenologia delle migrazioni gli oscuri progetti di chi punta allo svuotamente di paesi da rapinare e alla destabilizzazione degli anelli deboli della catena finanzcapitalista. Tutto questo alla luce del nostro destino atlantico come impostoci al termine della seconda guerra mondiale e come gestito oggi dalla Troika e dal suo braccio armato Nato.
 
Il documentario “O LA TROIKA O LA VITA-epicentro Sud”  sarà disponibile – con richiesta a visionando@virgilio.it – a partire da metà novembre
 


giovedì 19 ottobre 2017

Siria: a che gioco gioca chi?






Inserisco uno scambio di opinioni tra amici della lista No Nato relativo a come valutare quanto sta succedendo in Siria alla luce del ruolo dei vari attori sul campo: siriani, russi,turchi, israeliani-statunitensi e i mercenari curdi e Isis-Al Qaida di questi ultimi. E' anche un incentivo a contribuire alla discussione su una della più controverse problematiche di questa zona cruciale del mondo. Ovviamente lo scambio parte dal contributo più in basso.

From: Fulvio
Sent: Wednesday, October 18, 2017 4:15 PM
To: Piero Pagliani ; bye bye uncle sam

Subject: Re: Impressioni d’inizio autunno: dalla liberazione di Deir Ez-zor a quella di Al Mayadin

A me, con tutto il rispetto, la stima e l’amicizia, mi pare di sognare a leggere queste righe di Piero. Invidio l’ottimismo e la fiducia nei russi che improntano la sua visione e che cozzano duramente con il mio crescente sconcerto e la dolorosa convinzione che il quadrumvirato Putin, Erdogan, Netaniahu, Trump abbia concordato una tranquilla spartizione in zone d’influenza ai danni dell’integrità della Siria per la quale tanto sangue civile e militare, siriano, libanese, iraniano e russo è stato versato. A me sembra che la successione e il concorso di elementi recenti dipingano un quadro del tutto diverso: Israele crea di suo una zona Isis-Al Qaida sul Golan, torna a bombardare la Siria, distrugge una postazione anti-aerea e nessuno, tranne Damasco, dice niente; fatta pulizia etnica, con il contributo decisivo degli Usa che ha sterminato la popolazione civile di Raqqa prelevandone i jihadisti, poi distribuiti tra curdi all’assalto di Raqqa e jihadisti ancora attivi in Iraq; I mercenari YPG (la sigla SDF è un verminaio pieno di vermi curdi e basta) si installano nel centro della regione petrolifera, in una grande città tutta arabo-siriana che diverrà la capitale del protettorato Usa garantito da almeno tre grandi basi con aeroporti.




Se si pensa che i curdi abbiano fatto il passo più lungo della gamba, si deve scommettere che i pochi arabi, assiri e turcomanni sopravvissuti alla pulizia etnica possano insorgere e sconvolgere questo assetto; i turchi, proseguendo il loro padrinaggio dei terroristi Al Qaida e coprendosi le terga con gli ectoplasmi del cosiddetto Esercito Arabo Libero, portano avanti il progetto che era manifesto fin dal primo giorno dell’aggressione alla Siria: in primis assicurarsi una fetta vasta e importante di territorio siriano per esercitare una pressione condizionante su ogni futuro governo a Damasco. Non contenti di essersi impadroniti della zona strategica che incombe su Latakia e le basi russe, stanno procedendo verso Aleppo. E, secondo comunicazioni d’agenzia e di fonti varie, l’invasione militare e jihadista turca avviene sotto copertura aerea russa. O, quanto meno, con la garanzia di impunità di Mosca, o quanto ancora meno, nella piena tolleranza russa. Incredibile. Solo per un po’ di captatio benevolentiae di Ankara? Cosa si pensa, che anche qui un’insurrezione araba possa rovesciare questa situazione? O che bastino le disperate proteste di Damasco contro l’occupazione della propria terra da parte di turchi, curdi, Usa e Israele?



Voglio proprio vedere se questa quadripartizione, ormai in atto, non andrà consolidandosi, con l’aggiunta sciagurata delle macchie di leopardo delle zone di de-escalation in cui vanno incistandosi terroristi di varia denominazione, e se potrà essere destabilizzata da rivolte interne o rimedi esterni. Forse questa frantumazione della Siria paga la permanenza per qualche po’ di Assad, il cerchiobottismo di Erdogan, il rallentamento dell’assalto USraeliano all’Iran, il freno ai nazi di Kiev verso il Donbass e il rinvio della resa dei conti con la Corea del Nord. Poi quell’immagine da film strappacore di un Netaniahu che va supplicando ai piedi di Putin (che non alza ciglio vero sulle scorrerie del delinquente in Siria) di opporsi alla crescente influenza (imperialismo?) iraniana! Davvero pensi che un Israele che fa quello che gli pare e tiene al guinzaglio gli Usa, d’accordo con lo Stato Profondo che ha il potere in Occidente, vada strisciando da Putin perchè lo salvi dall’asse scita? Quando un giorno sì e l’altro pure sbeffeggia Putin bombardando i siriani che Putin protegge.

Piero vorrei essere smentito e se lo sarò stapperemo insieme qualcosa di frizzante.

Per il resto, per quanto riguarda la metempsicosi kafkiana dei “compagni”, perfettamente d’accordo. Ma questi sanno benissimo, all’orecchio di gente come Soros, da che parte la loro fetta di pane sia imburrata, come si dice in Germania, o da che parte tiri il vento, come si dice qui, per cui solitamente corrono in soccorso del vincitore. Curdo, israeliano e statunitense. Dove l’unica nota lieta è la presa di Kirkuk, dopo quella di Mosul. E sono balle che i peshmerga si siano ritirati spontaneamente. Sono scappati come conigli, come si conviene a bande di mercenari agli ordini di capibastone e motivati unicamente dal soldo.

Fulvio





From: Piero Pagliani
Sent: Wednesday, October 18, 2017 3:46 PM
To: bye bye uncle sam
Subject: Re: Impressioni d’inizio autunno: dalla liberazione di Deir Ez-zor a quella di Al Mayadin

L'articolo è fondato (anche perché fa leva sulle analisi del ben informato Colonel Cassad - se non mi ricordo male aveva anche un blog in Inglese, che fine ha fatto?). Gli USA hanno il fiato sempre più corto, in economia (ma la nostra presstitute ancora nei giorni scorsi ha uggiolato come un cane commosso al solito miracolo borsistico, ovvero prettamente finanziario-speculativo statunitense, cioè hanno nuovamente ballato sul Titanic che affonda), monetario e persino militare, coi Russi sempre più assertivi (e incazzati perché faranno pagare cara agli USA la morte del loro generale e dei loro soldati - e magari con azioni che nessuna delle due parti comunicherà al pubblico, come è già successo). Sono talmente rintronati che la presstitute USA spera addirittura in un'invasione cinese della Corea del Nord. Ma i generali stanno già mettendo a punto la nuova "posture strategica", che prevede decenni di guerre ibride, dalle "rivoluzioni colorate" ad atti di sabotaggio, da disordini prolungati basati su ogni pretesto a guerre vere (cioè microguerre in confronto con quella nucleare) condotte da forze etniche e tribali con l'aiuto dell'alta tecnologia militare USA, come quelle in Afghanistan, Libia e oggi in Siria (domani nel Myanmar?).

Ad ogni modo in Siria, con tutti i limiti che si vogliono, le cose non sono adatte affatto come volevano gli USA e Israele. Adesso il cosiddetto "asse sciita" (termine che dice molto poco, in verità) è per certi versi più forte di prima e infatti Netanhyau sta supplicando quasi tutti i giorni Putin di frapporsi tra Israele e l'aumentata influenza di Teheran.

Dopo il "referendum" nel Kurdistan, tutti hanno preso le misure e le contromisure, col risultato che i Curdi dei mafiosi Barzani e Talabani sono stati costretti a fare retromarcia. Pare che ci sia ora un accordo con Baghdad basato sul rispetto dei vecchi confini della regione autonoma, quindi niente Kirkuk e niente Mosul per la mafia curda.



Dal canto loro i Curdi siriani (che in effetti sono quattro gatti) hanno secondo me fatto il passo molto più lungo della gamba. In realtà lo ha fatto la sua dirigenza neo-mafiosa per compiacere gli USA. Ma non hanno né l'appoggio della maggioranza dei Curdi né, tanto meno, quello degli Assiri e delle altre popolazioni non curde che l'YPG/PYD/SDF sta etnicamente ripulendo, col plauso implicito e a volte esplicito di tutta la sinistra italiana, dal PD ai trotzkisti, ai buonisti e diritto-umanisti, una delle più fetenti e ipocrite accolite dai tempi di Riccardo Cuor di Leone, difensore della fede e dei diritti dei cristiani in Terra Santa e criminale di guerra di prima grandezza.

Se l'anima del nobile Saladino, o il suo spirito, vive da qualche parte, sicuramente è a Damasco, a difendere veramente i cristiani del Medio Oriente (la Storia, come diceva Vico, si ripete. Anche allora le monache in Terra Santa si facevano difendere dai soldati del Saladino contro la marmaglia stupratrice crociata).
Insomma, la Storia si ripete, ma con inversioni. Oggi se si è per la pace e la giustizia occorre guardarsi alle spalle, dalle pugnalate degli "ex compagni". In questa epoca di inversioni radicali, più belli e nobili sono i loro ideali e i loro valori, più sudicie e marce e materialmente criminali sono le loro prese di posizione in politica internazionale. Sembra un paradossale incubo, ma è così.

Piotr





Il giorno 17 ottobre 2017 12:19, bye bye uncle sam ha scritto:

"Di quest'ultimo mese si ricorderà l’accelerazione impressa agli eventi da parte della cosiddetta “Coalizione”, capitanata dagli USA e, come ormai alla luce del sole e oltre ogni minimo accenno di pudore, composta di un esercito di manodopera di riserva estremamente variegato, tipico della guerra ibrida in corso, e che va dalle milizie curde ai terroristi dell’ISIS.
Il tentativo era abbastanza evidente e, come vedremo, prevedibile: colpire il nemico – che, a scanso di equivoci, era ed è Assad e alleati – su più fronti, simultaneamente, efficacemente, per frantumarne le linee di difesa, affondare i colpi e seminare il panico fra le retroguardie di colpo proiettate in prima linea, tagliare i canali di comunicazione e approvvigionamento, obbligare le forze di élite dell’esercito siriano a ripiegare per ripristinare confini e mettere in sicurezza situazioni altrimenti compromesse. Ripiegare da dove? Ma da Deir Ez-zor, dove simultaneamente i Curdi avanzavano senza sparare un colpo, pappandosi fette di territorio sempre maggiori, allungando linee di fronte di decine di chilometri lungo sottili lingue di terra che sfidavano ogni logica di tattica e strategia militare (prima fra tutte, il consolidamento della linea di fronte per evitare contrattacchi fatali sulle retrovie lasciate scoperte e la conseguente formazione di sacche in cui circondare e chiudere le avanguardie), lasciando soltanto come unica ipotesi quella infima, meschina, della combine. Ebbene, la strategia americana verteva su queste due leve: da una parte bloccare (o fatalmente rallentare) l’avanzata siriana nella provincia dei pozzi, dall’altra occupare per prima il ricco Eldorado.
Ci eravamo lasciati con prodromi di questa strategia, ma mai ci saremmo aspettati che si sviluppasse fino a questi livelli. Quanto accaduto in questi trenta giorni circa ha dell’incredibile, e quanto è riuscita a fare l’alleanza Russia-Siria-Iran ha ancora più dell’incredibile, fino al risultato di oggi: la liberazione di Al Mayadin"


L'articolo di Paolo Selmi continua su https://byebyeunclesam.wordpress.com/